... Se mi riempite la coppa di vino e mi offrite un piatto di carne, vi racconterò una storia su una vergine e un toro che sono sicuro vi stupirà...
Ray Bradbury









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08/10/2006
 

NOW IT'S TIME TO MAKE A CHANGE

Me ne vado da qui.

Grazie a Dario che mi ha accolto e mi ha dato una casa bellissima e a Eìo che mi ha convinto a traslocare e che mi aiuterà a metterla a posto.

Ci vediamo ?

http://seiamontanelli.diludovico.it

 

seia montanelli | 21:35 | commenti (4)
 

UN VOTO PER LA CDL

E’ ora di cambiare, basta con quest’irresponsabilità! Bisogna finirla con l’anarchia. Uno vuole la libertà di parola? Bene, se la prenda pure. Ma poi deve dare conto di quello che dice o scrive.
Per questo siamo lieti di presentare la campagna “Un voto per la CDL”: il nuovo corso del blog.

La CDL è la Commissione di Lettura, un organo indipendente che prenderà visione dei contenuti di questo blog ed esprimerà un voto sui libri che vengono presentati o recensiti. Attenzione: il voto è sul libro e non sul pezzo che ne parla, non siamo mica così liberali da esporci a palesi contestazioni. E sia chiaro nessuno verrà risarcito se ritiene incauto l’acquisto del libro commentato: poteva non fidarsi!
Il giudizio è assolutamente insindacabile e al momento totalmente anonimo perché per ora la commissione si compone di un solo membro: il Presidente, persona degna di stima, bibliofilo, cinefilo, musicologo il cui voto vale doppio a prescindere e che vuole lavorare nell’ombra per essere libero da pressioni e concentrarsi sul ruolo scomodo che ha scelto di ricoprire.
Ogni volta che il presidente leggerà uno dei libri citati, il post relativo verrà aggiornato con la votazione ed eventualmente con una breve motivazione. Il meccanismo di voto è retroattivo per cui verranno aggiornati anche i post precedenti.
Chi volesse far parte della CDL lasci pure un commento, mandi un’email, un piccione viaggiatore, un messaggio in bottiglia e verrà sottoposto ad un test di selezione, tenendo presente però che gli altri membri alla commissione non potranno essere anonimi. Per rendere tutto il più trasparente possibile, eccovi le domande del rigoroso test:

1) Quanto ti piace questo blog? Esprimi il tuo voto con una preferenza dal 7 al 10.

2) Qual è il più bel libro di formazione scritto da un americano tra il 1950 e il 1952?

3) Sei disposto/a a regalarmi la tua copia di un libro introvabile qualora lo volessi ardentemente?

Dichiaro aperto il televoto! O quello che è.

seia montanelli | 14:05 | commenti (17)


06/10/2006
 

SIAMO TUTTI MALMOSTOSI. MA ANCHE NO

Brekane, con grande presenza di spirito mi pare, ha cambiato il sottotitolo del suo blog da "Un blog che fa tristezza" in: "Un blog che fa tristezza. Un diario neanche dei migliori", riprendendo quanto scritto da me in calce alla descrizione del suo testo per il GP07:

"Brèkane è il diario (più o meno sconnesso) di uno studente di lettere alle prese con: una tesi immensa sui poeti italiani del primo novecento, un relatore coi contorni del guru/santone, esami di dottorato, una madre impegnativa, una serie di amici inquieti e in fregola.

 

(Il ragazzo ha dei dubbi, glieli tolgo volentieri: è un diario senza se e senza ma, e nemmeno dei migliori)"

 

Mi pare una notevole dimostrazione d'ironia a cui faccio tanto di cappello.

 

seia montanelli | 19:59 | commenti (12)
 
seia montanelli | 15:15 | commenti (17)
 

PERCHE’ QUESTO E’ UN BLOG DOPOTUTTO

Voglio tranquillizzare tutti i miei lettori, noti o sconosciuti perché pare che alla fine sopravviverò a quest’indisposizione che mi ha bloccato a casa per giorni. E’ stata dura, ci sono stati momenti terribili (come quando si è frantumato il termometro e per ventiquattro lunghissime ore non ho potuto controllare quanta febbre avevo, e credo di aver sfiorato allora i quaranta gradi, almeno così la sentivo) ma ne sto uscendo. Spero solo che il mio naso torni a proporzioni umane e a un colore meno acceso.
Nel sollevare dalla preoccupazione gli animi, approfitto anche per ringraziare chi mi ha riservato attenzioni e gesti gentili, in particolare coloro che hanno concretizzato queste attenzioni con doni e cotillon.

Quindi grazie:

ad Alberto per Un bellissimo novembre di Ercole Patti;

a chi mi ha regalato La morte della farfalla di Pietro Citati;

a chi mi ha inviato Le scorribande del demonio di Jorge De Sena (anche se non è stato un omaggio per la mia infermità, ma m’è arrivato in questi giorni e quindi lo metto nel calderone);

Vincenzo che mi ha dedicato una poesia sull’autunno di Giuseppe Conte (che a me di solito non piace ma la poesia è bella) in omaggio a questo blog che ha chiaramente colori e ispirazioni autunnali. Peraltro lui è uno dei due che si sono accorti che ho modificato la frase d’apertura del blog, rimanendo sempre in zona Bradbury però, ed è l’unico che l’ha apprezzata):

Dammi un autunno come quello
degli alberi cedui, mia vita.
Il tremolio glorioso e tintinnante
di una luce superstite e infinita,
di esistere ancora la voglia,
il sogno di essere il sole che fa ogni foglia
prima della caduta

a Paolo perché mi pungola ed è una cosa che fa sempre bene.

Visto che ci sono segnalo anche: 

1) un sito assolutamente folle;

2) (anche se credo di averlo già fatto da qualche parte) il bellissimo racconto di uno che ha un blog interessante e - in maniera distinta e con un altro linguaggio - scrive dei bei testi: Esibizione di un cadavere;

3) un post molto divertente sul relativismo culturale;

4) un pezzo sul mondo animale degno del National geographic;

5) un'interessante discussione sulla cultura popolare;

6) un pezzo discutibile (come tutti peraltro, soprattutto i miei) su George Simenon che viene definito un "tarpato": a me Simenon non piace, mi annoia abbastanza, ma le motivazioni della stroncatura totale della sua opera mi lasciano perplesse e fanno il paio con la recensione a forza di slogan utilizzata nella critica a Il Giovane Holden di J. D. Salinger.

7) (e per la serie facciamoci ancora dei nemici!) un blog che davvero non sopporto, nei contenuti e soprattutto nei commenti.

Inoltre (solo perché mi è costata un po’ di tempo) pubblico la mia risposta ad un messaggio (che non riporto per rispetto della privacy) inviatomi da una delle persone che ho citato nel post precedente e che lecitamente ha voluto manifestarmi il suo dissenso e chiedermi spiegazioni. L’ho accontentata.

seia montanelli | 14:13 | commenti (16)


04/10/2006
 

UNO SU MILLE CE LA FA (e speriamo sia il migliore)

 

Io sono un’integralista. Ho forti dubbi che nei blog si faccia letteratura, men che meno critica letteraria. E soprattutto non informazione, per una questione di credibilità, di verifica delle fonti, di qualità proprio della comunicazione, un discorso lungo che al momento non affronto anche perché ho la febbre. E mi lasciano abbastanza perplessa anche le case editrici che dalla rete partono e poi ci tornano, come Untitl.ed e Scrittomisto. E i miei dubbi sono confermati dalla scarsa qualità delle opere pubblicate che difficilmente si distaccano dal diarismo blogghesco o si emancipano con una scrittura solida e curata.

 

Adesso, la casa editrice Scrittomisto ha indetto tempo fa un concorso, cito:

 

Il Gran Premio ScrittoMisto è il primo concorso letterario italiano riservato a chi scrive in rete, e ai tre vincitori non solo offre la gloria e la possibilità di vantarsi con gli amici, ma anche di pubblicare un libro. Un libro vero, di carta. Stampato e distribuito in libreria.
Il regolamento del concorso è qui”.

Da pochi giorni le opere partecipanti sono on line disponibili alla lettura e alla votazione per selezionarne 30 che poi saranno valutati da una giuria  che decreterà il vincitore.

°Ho letto quasi tutte le opere in gara, ricorrendo al carotaggio naturalmente, ossia leggendo sistematicamente solo brani sparsi per avere un’idea dello stile e della storia e la mia convinzione sulla qualità della scrittura in rete persiste.

Alcuni esempi di “libri” in gara di cui riporto i titoli, spesso improbabili - titoli da blog appunto - e le descrizioni che ne fanno gli autori:

 

T / G di @llerta:

T: i temi sono l’alienazione, la lontananza, l’adattarsi a regole senza accettarle. Il trasfertista che trova nella scrittura una valvola i sfogo, sempre meglio delle pippe.

G: Frammenti giovanili su banali autodistruzioni o su vane ricerche di posti migliori in questo pianeta butterato.

 

(“pianeta butterato” che vorrà dire? Brizzi ha fatto un sacco di danni con i suoi libri)

 

 

ArancioVitamina di aranciovitamina:

ARANCIOVITAMINA è una raccolta di brani dal blog omonimo. Vi sono narrate “avventure e disavventure quotidiane” di una 23enne che vuole vivere una vita “colorata” e ricercare sempre l’eccezionale nel quotidiano. Il tutto raccontato con un linguaggio a volte ironico e scanzonato, altre delicato e nostalgico.

 

(descrizione con notazioni critiche incluse, notevole. Peccato che se leggi i suoi brani, che ha la bontà di non definire racconti, l’eccezionale che cerca si riduca al banale stereotipo da tipa a là Pollyanna)

 

 

Vita Stordita di Ehvvivi:

Ovvero: diario di una comune single di ritorno che, abbandonati i 30 anni, veleggia rapidamente verso i 40, perennemente in lotta contro conti che non tornano mai, ex marito, clienti, problemi, rogne e nevrosi varie. Più magra di Giuliano Ferrara ma meno di Platinette, ironica qb.

 

(questa ha scritto “qb”, come nelle ricette, peccato che il risultato sia indigesto)

 

 

Avrei voluto essere gaia... come la mia padella! di Sissunchi:

Ebbene si, la mia padella si chiama Gaia, perché quando si frigge, il fuoco non deve essere ne troppo alto, ne troppo basso, ma gaio! Avrei voluto essere come lei, invece sono una ragioniera che non ragiona più da anni! Storie di ordinario manicomio e non solo....

 

(questo è il mio preferito - si fa per dire naturalmente – e si commenta da solo)

 

 

La Cumpa del Chinotto di La Cumpa del Chinotto:

I racconti, i viaggi, i pensieri (più o meno reali) di 7 amici. E una bevanda con dentro le loro vite. Un testo senza capo né coda, che si può leggere a sorsi, in cui ci si può perdere. Un testo che ha un po’ di tutto, come la vita al di fuori. NB: La Cumpa del Chinotto non contiene verità assolute.

 

(la “cumpa”??? Meno male per l’avvertenza perché leggendolo uno potrebbe anche illudersi di trovarsi di fronte a verità assolute. Avoja!)

 

 

Erasmus: partire studenti, vivere sballati, tornare uomini di Fiorella:

Questa è la storia di Filippo, studente Erasmus ad Alicante nell’anno accademico 2004/2005. Non è un romanzo, non è un saggio, non è una raccolta di racconti e men che meno di poesie. È un libretto inutile, ma viviamo di libretti inutili, sicché…

 

(Visto che l’autore stesso lo connota in negativo, mi piacerebbe sapere perché uno se lo dovrebbe leggere e addirittura comprare se mai dovessero pubblicarlo. A parte che ricorda parecchio quel terribile film di Cédrich Klapisch “L’appartamento spagnolo”)

 

 

Un diario, pressappoco di Brekane:

Brèkane è il diario (più o meno sconnesso) di uno studente di lettere alle prese con: una tesi immensa sui poeti italiani del primo novecento, un relatore coi contorni del guru/santone, esami di dottorato, una madre impegnativa, una serie di amici inquieti e in fregola.

 

(Il ragazzo ha dei dubbi, glieli tolgo volentieri: è un diario senza se e senza ma, e nemmeno dei migliori)

 

 

 

Nuvola Viola e il suo Strego di Cateviola e Sandrock:

Questa è una vera storia di rinascita: tornano a vivere, come per miracolo, una donna ferita che si era persa nel buio, un uomo che, vedovo con un figlio piccolo, aveva smarrito la strada dell’Amore e una squadra di calcio finita in serie C2 per motivi che col calcio giocato nulla avevan a che fare.

 

(Mancava l’Harmony in tutto questo ed eccolo qui! Peccato che gli Harmony siano scritti decentemente. Ci sono anche delle foto dentro)

 

 

Tutto questo per dire che non si può non votare l’unico vero romanzo in concorso:

Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma:

 

In questo romanzo troverete: un venditore di barche che sogna di vender barche, un detective femmina, due funerali, sodomie da ufficio, una probabile truffa, zie femministe, fughe d'amore, donne che si rifanno il trucco. Io, fossi in voi, lo leggerei. Ma poiché sono in me, mi è bastato scriverlo.

 

E si da il caso che sia anche scritto con notevole abilità tecnica e una struttura ellittica che emula la perfezione geometrica e uno stile molto personale che reinventa il linguaggio parlato. Davide, l'autore, non si limita ad imitare il modo di parlare delle persone ma agisce sul lessico famigliare per adattarlo alle esigenze della sceneggiatura, perché la letteratura non è mera imitazione della vita. Se questo non bastasse vi faccio presente che c’è tanto sesso!

 

Dunque votate!

  

seia montanelli | 11:13 | commenti (70)


01/10/2006
 

PACE IN TERRA AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’

 

Che poi sarebbero nella fattispecie quei benemeriti editori che rispolverano libri sommersi o sconosciuti, salvandoli dall’oblio e riproponendoli a lettori che spesso sono nuovi di zecca, visto che a volte l’assenza dalle librerie di alcune libri si prolunga tanto da vedere il succedersi delle generazioni. Penso (di nuovo) alle opere di Libero Bigiaretti, Carlo Bernari, Ring Lardner, Sinclair Lewis, molti libri di Erskine Caldwell, William Faulkner, John Steinbeck.

(Noi ci abbiamo provato a salvarne qualcuno. Si accettano contributi).

 

Urania nel luglio scorso ha dato alle stampe una nuova edizione dell’Uomo disintegrato di Alfred Bester, classico della fantascienza e libro meraviglioso vincitore peraltro del primo Hugo Award nel 1953. Che il romanzo sia di nuovo sul mercato dopo un ostracismo durato vent’anni è cosa buona e giusta, purtroppo però come molte nuove edizioni presenta gravi problemi di traduzione. Una delle bandelle di copertine sostiene che il romanzo appare per la prima volta in versione integrale, a cura di Giuseppe Lippi e Laura Serra. In realtà non solo nella nuova edizione mancano ben dieci pagine di antefatto, ma il romanzo già nel 1963 era stato pubblicato in versione (questa davvero) integrale e con una traduzione efficace e molto fedele di Marisa Salmi, che ha riservato un’attenzione speciale alla scelta delle parole migliori per non tradire l’atmosfera retrò e poetica del romanzo. Lo stesso non si può dire per la nuova traduzione in cui – per fare alcuni esempi senza anticipare nulla sul romanzo di cui si riparlerà – lo slogan di una società di trasporti, elemento importante per la storia. è stato reso con “Vi trasportiamo nel mondo dei trasporti” invece del più accattivante “Vi trasportiamo con trasporto” della versione originale; o ancora uno dei personaggi caratterizzato da un corpo rigenerato dalla chirurgia plastica viene chiamato “Cadavere d’oro”, al posto del più azzeccato “Mummia dorata”; e poi “Uomo senza faccia” invece del più adatto “Uomo senza volto”; crediti per dollari, E infine una canzoncina fondamentale per l’evoluzione della trama, che nel romanzo deve possedere una forza ipnotica tale da distogliere la mente di chi la canta da qualsiasi altro pensiero è stata tradotta con

 

Otto signore; sette signore;

Sei signore; cinque signore;

Quattro signore; tre signore;

Due signore; uno!

Tensione, disse il tensore,

Tensione, disse il tensore.

Tensione, apprensione

E confusione cominciano qua.

 

Mentre Marisa Salmi l’aveva resa con la ben più efficace:

 

Otto amico; sette amico;

sei amico; cinque amico;

quattro amico; tre amico;

due amico; Uno!

Tira, disse molla,

Molla, disse tira.

Paura, Tensione, Ansietà

Cominciano qua.

 

L’uomo disintegrato resta comunque un romanzo da leggere e amare.

 

Oggi scopro poi che Minimumfax ha ripubblicato I racconti dei Vedovi Neri di Isaac Asimov, la prima delle 5 serie sui Vedovi che raccolgono circa cinquanta storie apparse prima sulla rivista Ellery Queen’s Mystery e poi raccolte in alcuni volumi.

Asimov partendo da un fatto reale - i Trap Door Spiders, un gruppo di amici che hanno fondato un club di soli uomini nato per escludere la moglie di uno dei fondatori, antipatica a tutti i suoi amici e di cui faceva parte lo stesso Asimov - ha creato un variegato gruppo di personaggi ognuno con le proprie caratteristiche ben definite che si riuniscono una volta al mese nella sala del costoso ristorante “Milano” dando vita ad un club molto esclusivo da cui sono bandite le donne e a cui si accede solo su invito. Scopo di ogni serata è risolvere un enigma proposto da un ospite, diverso ogni volta, invitato da uno dei Vedovi a turno e che prima di esporre il problema che lo assilla dfeve rispondere alla domanda di rito “Come giustifica la sua esistenza?”.

Fondamentale è l’apporto del fido Henry, geniale cameriere “che serve la soluzione insieme al brandy”. Un  aspetto interessante dei racconti dei Vedovi è l’idea di giallo proposta da Asimov che non ricorre al poliziesco ma al rompicapo da risolvere in omaggio alla più tipica tradizione inglese da Conan Doyle in poi, basata sull’investigazione e la deduzione.

Ebbrava Minimumfax.

Una curiosità su Asimov e sempre a proposito di libri introvabili: nel 1976 Asimov ha scritto il giallo Rompicapo in quattro giornate tradotto in Italia nei Gialli Mondadori nel 1977 e poi ristampato nel 1997. Si tratta di un romanzo gustoso e molto divertente che si svolge durante un salone del Libro animato da un omicidio e in cui compare lo stesso autore oltre ad alcuni dei Vedovi Neri e persino il buon Henry.

Tutto questo perché oggi era giorno di mercatino, paradiso dei libri sommersi. Il raccolto è stato abbondante:

 

La vedova incendiaria di William Ryley Burnett

Piccoli racconti di misoginia di Patricia High Smith

Da un capo all'altro della città di Carlo Castellaneta

Tempo di uccidere di Ennio Flaiano

Racconti umoristici e satirici, Heinriche Boll

Avrei portato a casa anche Nell'esercito del faraone di Tobias Wolff se Davide non me l'avesse letteralmente scippato dalle mani, come è successo due mesi fa per Mosca sulla vodka di Eroféev Venedíkt, ma lo perdoni perché i libri presi me li ha regalati tutti lui.

E' duro il lavoro dei bibliofili! 

 

seia montanelli | 19:14 | commenti (17)


26/09/2006
 

AVANTI POPOLO! (del giallo)

Nel 1996 le Éditions Payot & Rivages raccolsero in un volume a cura di Doug Headline e François Guérif, le recensioni di Jean Patrick Manchette pubblicate in gran parte sulle riviste “Charlie Mensuel” e “Polar” tra il 1976 e il 1995. All’inizio di quest’estate Chroniques - questo il titolo originale dell’opera - è stato tradotto da Marco Bellini per le Edizioni Cargo, con il titolo poco accattivante di Le ombre inquiete. Il giallo, il nero e gli altri colori del mistero.
Leggere Manchette che parla di letteratura, in particolare della letteratura cosiddetta “di genere”, è un’esperienza assimilabile all’ascoltare Napoleone che discetta di strategie militari. L’impressione immediata è che Manchette abbia letto tutto ciò che è stato pubblicato dal Don Chisciotte in poi (non solo gialli, thriller o noir, che sono il centro delle sue riflessioni in Le ombre inquiete) e così per suffragare le critiche ai libri e le convinzioni su politica, letteratura e vita egli passa da Edgar Allan Poe a Lewis Carrol, da Albert Camus a Louis Ferdinand Celine e Raymond Queneau citando opportunamente anche Herman Melville, Francis Scott Fitzgerald e persino Leon Tolstoj. Il nostro uomo sa di cosa parla e non manca di farlo notare con ironia e piglio militante.

seia montanelli | 22:56 | commenti (11)


23/09/2006
 

L’URAGANO IGNATIUS (parte II)

segue da qui

Nel suo Discorso sul metodo ad un certo punto Cartesio afferma: “Non si potrebbe immaginar nulla di tanto strano e di così poco credibile che non sia stato detto da qualche filosofo”. (Riprendendo quanto sostenuto secoli prima da Cicerone: “Non c'è niente di così ridicolo che non sia stato detto da qualche filosofo”).
Mi sono sempre parsi giudizi poco generosi nei confronti della filosofia e dei filosofi, del resto sono convinta che ci sia un urgente bisogno di qualcuno che s’interroghi sui massimi sistemi e tenti di tracciare profili di verità sul mondo e la sua esistenza. E che ci sia bisogno di guide, modelli, ispiratori: George Santayana aveva scelto la Loreley di Gli uomini preferiscono le bionde; P.B. Jones, protagonista delle Preghiere esaudite di Truman Capote, la piccola Florie Rotondo; io ho eletto a mio mentore Ignatius Reylly*.
Profondo conoscitore di Boezio e alacre censore dei degenerati costumi americani, Ignatius, laureato in Storia e filosofia medievale, mi ha iniziata alla strenua ricerca della Teologia e della Geometria nel mondo, senza le quali l’universo è destinato a soccombere e precipitare nella Geenna. E’ il mio maestro e come potrebbe essere altrimenti? Ignatius odia Doris Day e la birra. E’ un seguace di San Tommaso e un fan dell’orso Yoghi. Divora tutto il giorno snack al cioccolato. Ritiene i grandi magazzini dei luoghi di perdizione. Sostiene che alzarsi presto per andare a lavorare sia contrario ad ogni etica e pensandoci bene il lavoro stesso è un’istituzione barbara che impedisce di coltivare la propria vita interiore. Certo mi lasciano perplessa il suo rapporto con l’igiene e il sesso, ma chi non ha difetti scagli la prima pietra.

seia montanelli | 23:46 | commenti (32)


20/09/2006
 

NON E’ ZSA ZSA GABOR!*

Ho dovuto leggerlo due volte L’altra Ester di Magda Szabò. La prima volta mi aveva infastidito, la protagonista m’inquietava come quelle bambole di porcellana dalle guance rosa e gli occhi fissi che potrebbero animarsi da un momento all’altro e saltarti alla gola come in un brutto horror di serie B. Però sentivo che qualcosa c’era. La Szabò mi ha incollato alle sue pagine ma quando sono arrivata alla fine di questo romanzo (come mi succede anche con ogni libro di Saul Bellow), non sapevo dire se mi fosse piaciuto o meno. Ma sapevo che qualcosa c’era. E così l’ho riletto il giorno dopo, daccapo.

L’altra Ester è un (altro) libro sommerso e quasi sconosciuto.
Non solo perché non viene ristampato in Italia dal 1964 (con una prima edizione Feltrinelli tradotta da Lia Sessi e una successiva diffusione con il “Club degli editori”); e nemmeno perché è opera di una scrittrice che non è molto conosciuta in Italia e solo di recente è tornata alla ribalta dell'editoria nostrana con la pubblicazione per Einaudi del romanzo La porta (1987) con cui ha anche vinto il premio Strega come miglior romanzo straniero nel 2005.

seia montanelli | 21:52 | commenti (5)


15/09/2006
 

L'URAGANO IGNATIUS (parte I)

La mia fissazione per l’opera omnia degli scrittori che adoro, mi costringe a leggere di ognuno di loro anche le opere minori, quelle peggiori e persino i libri incompiuti. Devo leggere ogni singola parola che hanno scritto.
Così, fedele a me stessa, ho letto Poodle Springs l’ultimo romanzo iniziato da Raymond Chandler prima di morire e poi completato da Robert B. Parker.
Avrei dovuto desistere e resistere.
Chandler era riuscito a scrivere solo i primi 4 capitoli del libro, meno di venti pagine. In pratica nel libro Marlowe si è sposato - con una ricca ereditiera conosciuta nell’investigazione che è al centro del suo capolavoro, Il lungo addio – si è trasferito in un quartiere lussuoso fuori Los Angeles e lotta ogni giorno per mantenersi libero e indipendente dal denaro della consorte e affermare la propria “maschia” autonomia. La trama delle indagini di cui si occupa è ininfluente, è solo intreccio e deduzioni che non restituiscono nulla dello stile chandleriano e ancora meno del suo meraviglioso personaggio, “un uomo migliore in un mondo peggiore”. L’ironia sottile di Chandler è soppiantata da un umorismo forzato spesso di bassa lega, la seduzione e l’attrazione che c’è tra marito e moglie è troppo ostentata. Nessuna splendida descrizione, nessuna riflessione nichilista ma con una punta di speranza, nessuna lezione morale. Mi domando che bisogna c’era di finirlo.

seia montanelli | 12:32 | commenti (24)


10/09/2006
 

C’E’ DEL METODO IN QUESTA FOLLIA

 

Verso la fine dei suoi vagabondaggi, Holden (il protagonista del Giovane Holden di J. D.Salinger, naturalmente) dice che se ne andrà ad Ovest, troverà lavoro in una stazione di servizio e fingerà di essere sordomuto per risparmiarsi tutte le chiacchiere idiote e senza sugo della gente. Una fuga bella buona.

Questo brano mi è tornato subito in mente mentre leggevo del Capo Bromden in Qualcuno volò sul nido del cuculo di Ken Kesey: anche Bromden, voce narrante, indiano grande e grosso rinchiuso da anni in un manicomio, sceglie di fingere di non parlare e sentire per diventare invisibile ed essere lasciato in pace (anche se in realtà è stata la gente a cominciare a credere che fosse sordo e lui gliel’ha semplicemente lasciato fare).

Un’altra cosa a cui pensavo addentrandomi nelle crudeltà ovattate del manicomio nell’Oregon in cui è ambientato il romanzo di Kesey, è il mito di Prometeo che ruba il fuoco agli dei per darlo agli uomini e si condanna ad una fine tormentosa: cosa fa il rosso McMurphy se non restituire agli uomini sepolti in quel manicomio quello che gli era stato tolto? E non mette in gioco la sua vita per farlo, forse?

Mi piace quando la letteratura si nutre di rimandi, citazioni, riscritture come se fosse un lungo discorso ininterrotto.

seia montanelli | 20:14 | commenti (25)


05/09/2006
 

SCIALBI ANODINI (che però funzionano)

 

Sono nel pieno di quelli che un’antica maledizione cinese definisce tempi interessanti, e a dispetto di quello che può sembrare, non è una bella cosa (altrimenti l'aggetivo non verrebbe usato in una maledizione). E allora, per istinto di sopravvivenza, mi sono venuti in mente gli “scialbi anodini” di una poesia di Emily Dickinson.

 

Uno dei motivi per cui non credo molto nel potere terapeutico della letteratura - generalizzando e semplificando naturalmente - è che se si vuole star meglio con un libro, devi perdere un sacco di tempo a leggerlo. L'effetto non è immediato e nemmeno a breve termine, per provare un po' di sollievo bisogna sciropparsi pagine su pagine e nel frattempo magari uno s'è suicidato scorticandosi a sangue con gli angoli delle edizioni in brossura rigida.

Allora, a parte i dolci alla panna e la nutella, la mia ricetta contro il malumore prevede la musica: basta selezionare il brano giusto e in tre minuti risolvi. E non sto parlando del jazz per una volta, ma di due canzoni che se cantate a squarciagola e a volume impossibile trasmettono delle scariche di adrenalina così potenti che non puoi che star meglio, anche non volendo. Almeno è così per me.

La prima è "The guns of Brixton" dei Clash:

 

When they kick at your front door
How you gonna come?
With your hands on your head
Or on the trigger of your gun
When the law break in
How you gonna go?
Shot down on the pavement
Or waiting on death row
You can crush us
You can bruise us
But you'll have to answer to
Oh, the guns of Brixton

 

E’ impossibile resistere a questo reggae rivisitato in chiave rock-punk (un precursore del cross over?). Il basso che irrompe e cresce, le distorsioni delle corde e la batteria che imita i caricatori dei fucili, poi l'esplosione, come il martellare dei piedi di un plotone di energumeni incazzati pronto a spaccare tutto quello che trovano e a sparare per avere quello che vogliono. Ogni volta che l'ascolto mi passa la malinconia e partirei per l'America Latina come guerrigliera.

 

E poi "Voglia di gridare" di Daniele Silvestri

Il pezzo inizia in sordina con un tempo house in cui Daniele improvvisa un rap e poi prosegue con un riff di basso

La La Sol Si:

 

Ti è mai venuto in mente che a forza di gridare
la rabbia della gente non fa che aumentare
la forza certamente deriva dall'unione
ma il rischio è che la forza soverchi la ragione
Immagina uno slogan detto da una voce sola
è debole, ridicolo, è un uccello che non vola
ma lascia che si uniscano le voci di una folla
e allora avrai l'effetto di un aereo che decolla

 

e si passa al funky


La gente che grida parole violente
non vede, non sente, non pensa per niente

 

e poi in levare


Non mi devi giudicare male
anch'io ho tanta voglia di gridare
ma è del tuo coro che ho paura
perché lo slogan è fascista di natura

 

Liberatorio.

 

E poi si ricomincia, basso, funky e levare.


Quando applaudi in un teatro, quando preghi in una chiesa
quando canti in uno stadio oppure in una discoteca
Sei tu quello che canta, è il tuo fiato che esce
ma il suono intorno è immenso e cresce, cresce
Il numero è importante, dà peso alle parole
per questo tu ogni volta prima pensale da sole
e se ci trovi il minimo indizio di violenza
ricorda che si eleverà all'ennesima potenza.

 

I tempi dopo, continuano ad essere interessanti, ma forse sono più preparata ad affrontarli.

 

A ciascuno il suo, no?